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Impronte

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  Impronte, simboli, scritte, più in generale segni.  La sabbia è un foglio bianco che scriviamo spesso inconsapevolmente. Diventa il disegno di persone che passano. Per vari motivi pure, con diversi stati d’animo, in tempi diversi. Lo puoi vivere, uno dei disegni dell’umanità, nel momento in cui la spiaggia smette di svolgere il suo lavoro primario. In estate si ritrova  comprimaria, si regala come antagonista del mare. “Serve” come sostegno di lettini e sdraio, “accetta” di essere lesa dai pali degli ombrelloni, e pure non si lamenta di essere trasformata in posacenere e discarica da soggetti poco riguardosi ( ad essere eleganti). Poi l’autunno, ripulita da tante mani e macchine, riprende una sua natura più profonda. Vive di vita propria. Diventa protagonista.  In qualche modo ci appartiene e ci riguarda. Un nostro segno lo lasciamo anche non volendo se passiamo da quelle parti.  Non sono di certo innocente. Qualche mozzicone l’avrò infilato, a volte soprappensiero altre volte per pi

Mi riguarda

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   Un modo diverso di porre l'attenzione. Lo dico e me lo dico, occupati di ciò che ti riguarda. Poi non sempre capita, perchè le debolezze ci sono, le distrazioni pure, le preoccupazioni che eviti guardando altrove. Invece mi impongo questo. Di occuparmi di ciò che mi riguarda. O anche di ciò che penso mi riguardi per poi magari scoprire che così non è.  Oggi il blog lo prendo in mano sofferente un pò, forzando la mano a pigiare sui tasti. Perchè solo ciò che mi riguarda? Perchè perdiamo tempo, e il tempo andrebbe impiegato. E la differenza è sostanziale. Puoi perdere tempo pensando oppure impiegarlo a pensare. Puoi perdere tempo sui social o impiegarlo a capire cosa cercare. Puoi perdere tempo a scrivere oppure impiegarlo per lasciare una traccia. E puoi perdere tempo a fotografare, o impiegarlo per produrre immagini. E così via. Voglio provare a impiegare il tempo. Lasciandolo anche dilatare quando serve, per non trovarmi in situazioni in cui non vuoi essere. Ed esserci solo per

Il dubbio

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 Il dubbio.  Il dubbio smuove l’anima. E non fa per tutti. Lo dico senza volontà di giudizio, ma chi ci si confronta e ci si è confrontato sa di cosa parlo. Quell’elemento che ci mette in discussione su di un argomento. “Se non fosse così?” “E se avesse avuto ragione lei/lui?”. Il dubbio ti fa del male in qualche modo, soprattutto quando non ti assale ma te lo poni tu. Si apre una porta, a volte solo un pertugio. E tu puoi procedere o tornare indietro. Tremi, a volte. Quando non vuoi darti le stesse risposte di sempre.  Il dubbio a volte ti risolve, a volte ti fa solo andare da un’altra parte. Ma di certo non ti lascia indifferente.  Fondamentalmente puoi fare due scelte. La prima, usare la domanda per annullarla. “Avrà ragione lei/lui”? “Di certo no”. Fine delle trasmissioni, ti giustifichi che pure la domanda te la sei fatta e buonanotte a tutti i suonatori.  La seconda è lasciarlo covare. Non lavorare da solo, ma decantare. Mettiti in discussione, alla fine non conta se hai ragione

Re-Inizio

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  Piano sequenza. ogni inizio puo' assomigliare o addirittura essere lo stesso identico inizio di sempre. Anzi, per quanto mi riguarda e mi ha riguardato è sempre stato lo stesso inizio magari con abiti diversi, "strumenti" diversi,  capelli grigi in più. Ma lo stesso preciso modo di giocare.  Come fai quindi a fare una fotografia diversa? come puoi essere diverso? Non puoi. Se sei reale non puoi. Puoi solo ammetterlo. E non è Il passo, ma solo un passo che ti porta fuori. E fuori in questi casi è dentro.  Piano sequenza. La vita ne è piena. Noi viviamo nei piani sequenza. e nei tempi morti. In fotografia, come nei film, non li trovo. Ma la vita ne è piena. Quindi nei tempi morti ci siamo noi, e possiamo invece fotografare il tempo vivo che ne deriva.  Ho aperto molte volte la portiera, pensando di sapere dove stavo andando. L'impressione della "nuova vita". La vita invece non è mai nuova, diversa. La vita è uno spazio/tempo incubatore di un inizio ed una fi

Tracce.

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  Le tracce affascinano. Semplificano. Indicano pure. Tutti noi ne abbiamo. I pregiudizi di famiglia, le aspettative dei genitori, le necessità dello stato, il giudizio morale. Sono tracce, messe così sembrano negative nella mia valutazione. E lo sono, nella mia valutazione. Ma la mia valutazione è completamente irrilevante. Vale per me, ma non vale nelle azioni che di conseguenza compio. Perché poi la valutazione e’ molto più complessa se non complicata.  Poi ci sono pure le tracce positive. La storia, la filosofia, la letteratura, la musica, la fotografia,  la cultura in tutti i sensi. Per me il rock degli anni 70. La prima volta che ho messo su un piatto di giradischi un 33 giri con una copertina psichedelica. A dalla cassa è uscita Purple Haze di Jimi Hendrix. Una rivoluzione nella mia vita. Il disco era di mio papà. Che in quel momento mi ha reso libero. E lo ha dimostrato negli anni a venire, malgrado il mio carattere del cazzo e la mia voglia innata di rompere le palle.  Mia mam

oltre il genere.

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  Fotografia metafora della vita. " A modo mio". Lo scriviamo in tanti fotografi, forse lo fanno anche gli scrittori. " A modo mio", "By me", "Per me".  Abbiamo un ego, spesso smisurato che ti porta a far vedere la parte di mondo interessante. Il resto, per ognuno di noi, non conta.  La chiusura nel genere fotografico corrisponde alla chiusura su argomenti della vita. Ti ci puoi confrontare, se ti riguarda, oppure trascurare, se non ti appartiene. Ma questa è solo la prima delle scelte che ti si pongono. Se non ti appartiene, affermalo. Dichiaralo. Ma il problema è quando la scelta ti riguarda. Allora ti tocca soffermarti, riflettere, ed affrontare.  Questa foto, Stefano, è street? E' un ritratto? E' un ambientato? secondo me è tutte ste cose qua. E in primis è una foto.  mezzo posato mezzo no. Stefano sapeva di essere fotografato, gli altri no. In tutto cio', la consapevolezza è fondamentale. Prioritaria. Ho fatto una foto a Stefano,

Fotografia è filosofia

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  Può starci. Solo se vi lasciate riscaldare da un piccolo ma devastante desiderio. Non deve disturbarvi la possibilità che molte delle certezze della vostra vita possano essere spazzate via. Non dovete necessariamente volerlo, ma dovete non averne paura. La filosofia è questa roba qua, tesi antitesi e sintesi. Partite da una certezza, la mettete in discussione con argomentazioni neutre ma sincere, ed arrivate ad un'altra certezza più complessa, fino a rimetterla in discussione. E nessuno parte da se stesso, ma da ciò che è stato fatto, scritto e detto da altri. "Se stessi" è una ricerca, non la base di partenza. "Se stessi" lo cerchi per una vita, forse avvicinandoti ma non raggiungendoti mai.  Oppure fai finta di esserci, ti metti addosso due tre certezze, le dai per buone. Tanto chi le asseconderà lo trovi. Un altro problema è la conoscenza. in filosofia quanto in fotografia. Si studiano le tecniche, la storia, i fondamentali. A volte pure le biografie e le v